giovedì 2 aprile 2015

LA RELAZIONE DI AIUTO E DI CURA

Le domanda che spesso molti si pongono sono: cosa significa aiutare la persona con disabilità? chi è il protagonista della relazione di cura e aiuto?
Nella nostra cultura prevale la convinzione che l'aiuto alla persona sia un fatto professionale e una prestazione, e che il protagonista dell'azione di aiuto sia sempre un singolo esperto o un gruppo di professionisti che erogano i loro interventi e che SOLO essi possono erogarli.
Quando ,inoltre, si parla di persona con disabilità da aiutare, la società fa sempre riferimento alla persona come malato da curare, a un paziente, anzichè ad un protagonista. Di conseguenza, la relazione di aiuto è di tipo assistenziale o compensatorio.
in contrasto a questa ideologia comune, molti esperti ritengono, invece, che la relazione di aiuto sia una componente essenziale del vivere umano e che l'aiuto e la solidarietà siano condizioni esistenziali.
Diversi ricercatori della pedagogia speciale, hanno individuato dei principi cardine della relazione di cura e aiuto che possono essere così sintetizzati:
  • chi aiuta non può approfittare del bisogno di aiuto dell'altro ;
  • chi aiuta è tenuto a sospendere il giudizio sull'altro;
  • la relazione di aiuto chiede che nessuno sia sconfitto;
  • chi viene aiutato può e deve misurarsi anche nel ruolo di aiutante;
  • un aiuto offerto non può diventare esclusivo;
  • chi aiuta deve intravedere nell'altro una personalità in cambiamento;
  • la relazione di aiuto non si muove con dinamiche di assolutezza ma di complementarietà, tentando di ridurre sempre più l'asimmetria tra i soggetti coinvolti. 
FONTI
Marisa Pavone, L'INCLUSIONE EDUCATIVA. Indicazioni pedagogiche per la disabilità. Milano: Mondadori Università, 2014.

1 commento:

  1. Questi principi, a mio parere , sono da applicare anche nella vita di tutti i giorni

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