Nella nostra cultura prevale la convinzione che l'aiuto alla persona sia un fatto professionale e una prestazione, e che il protagonista dell'azione di aiuto sia sempre un singolo esperto o un gruppo di professionisti che erogano i loro interventi e che SOLO essi possono erogarli.
Quando ,inoltre, si parla di persona con disabilità da aiutare, la società fa sempre riferimento alla persona come malato da curare, a un paziente, anzichè ad un protagonista. Di conseguenza, la relazione di aiuto è di tipo assistenziale o compensatorio.
in contrasto a questa ideologia comune, molti esperti ritengono, invece, che la relazione di aiuto sia una componente essenziale del vivere umano e che l'aiuto e la solidarietà siano condizioni esistenziali.
Diversi ricercatori della pedagogia speciale, hanno individuato dei principi cardine della relazione di cura e aiuto che possono essere così sintetizzati:
- chi aiuta non può approfittare del bisogno di aiuto dell'altro ;
- chi aiuta è tenuto a sospendere il giudizio sull'altro;
- la relazione di aiuto chiede che nessuno sia sconfitto;
- chi viene aiutato può e deve misurarsi anche nel ruolo di aiutante;
- un aiuto offerto non può diventare esclusivo;
- chi aiuta deve intravedere nell'altro una personalità in cambiamento;
- la relazione di aiuto non si muove con dinamiche di assolutezza ma di complementarietà, tentando di ridurre sempre più l'asimmetria tra i soggetti coinvolti.
Marisa Pavone, L'INCLUSIONE EDUCATIVA. Indicazioni pedagogiche per la disabilità. Milano: Mondadori Università, 2014.

Questi principi, a mio parere , sono da applicare anche nella vita di tutti i giorni
RispondiElimina