Nel ventennio 1984-2004 i paesi dell’Unione Europea sono
stati profondamente interessati da riforme dei sistemi di istruzione, in
particolare si assiste ad una direttrice comune: la differente ripartizione delle
responsabilità decisionali dal livello centrale al livello locale, regionale e
di singolo istituto.
Il movimento può dunque essere sintetizzato come un progressivo decentramento o
delega dei poteri alla società con l’obiettivo dell’aumento della
partecipazione della “comunità educativa” al processo decisionale. Le
motivazioni a favore di una tale re-impostazione dell’amministrazione scolastica
sono ben noti:
- ·
maggiore efficacia: le istituzioni locali hanno
migliore conoscenza della situazione e sono in grado di mettere in campo con
maggiore velocità soluzioni e dunque possono meglio definire i bisogni e
gestire le risorse;
- maggiore partecipazione: i servizi divengono più
accessibili agli utenti e quindi i cittadini partecipano maggiormente;
- ·
maggiore adattamento del modello organizzativo:
le istituzioni locali conoscono le particolarità regionali e locali e sono
dunque in grado di adattare i modelli.
Il livello locale si configura dunque come una “comunità
educativa” chiamata ad assumersi una responsabilità in ordine ai bisogni
educativi dei propri giovani.
Non è un caso che la denominazione di “comunità educativa” sia utilizzata anche
per quelle “strutture socio-assistenziali residenziali destinate a
preadolescenti ed adolescenti ai quali la famiglia non sia in grado di
assicurare temporaneamente le proprie cure, o per i quali non sia possibile la
permanenza nel nucleo familiare originario”. Proprio da questa accezione
possiamo individuare una delle caratteristiche fondanti dell’essere una
comunità educativa quella cioè di prendere in carico i soggetti giovani che
della comunità fanno parte per consentire il loro sviluppo e la costruzione di
un percorso personale.
Si tratta, in poche parole, di investire l’intera comunità locale di
responsabilità nei confronti degli obiettivi educativi che ci si assume per i
propri giovani, dei bisogni educativi che essi esprimono, della cura che
richiedono, del consentire e, in qualche modo, proteggere un percorso di
crescita e sviluppo.

Nel 1975 Bertolini già sottolineava l’importanza di
costruire e perseguire una “democrazia educativa”, nella quale l’impegno per la
formazione dell’uomo e della donna avessero come mira la possibilità assegnata
di conoscere se stessi, di de-condizionarsi, di esercitare opzioni.
Il compito di una comunità locale si configura come non semplice: ovvero quello
di restituire un orizzonte, di evadere dall’unicità dell’hic et nunc per
rendere possibili orizzonti, orizzonti progettuali, orizzonti di sviluppo,
orizzonti anche metaforici. Non si può pensare infatti ad un percorso educativo
che dimentichi la dimensione della dilatazione, dello spostamento in avanti e
della progettualità. La comunità educativa locale deve farsi adulta per
consentire la sperimentazione dell’adultità ai propri giovani.
Una comunità educativa locale che assume pienamente l’aggettivazione che le
viene assegnata opera dunque con una serie di attenzioni a tutti i livelli
politici e decisionali locali per le
quali è possibile richiamare una serie di piccole proposte facilmente
traducibili in prassi operative e in programmazioni politico decisionali serie
e concrete:
- ·
attenzione alle proposte culturali che offre:
non si può delegare soltanto alla scuola, che è un luogo anche eccessivamente
identificato, la produzione e riproduzione delle conoscenze, il livello locale
deve mantenere un’offerta culturale variegata, accessibile, di differenti
tipologie ed interculturalmente centrata;
- ·
sensibilità ed attenzione alla formazione dei
giovani uomini e giovani donne come cittadini, come titolari di diritti, doveri
e di responsabilità: esempi, percorsi educativi, possibilità di accesso,
possibilità di discutere e confrontarsi sui significati che l’essere cittadino
assume;
- ·
sensibilità ed attenzione all’esempio che i
comportamenti dei leader politici, culturali, economici di un territorio,
costituiscono per i giovani;
- ·
attenzione alle proposte “private” sociali quali
il volontariato, i movimenti per la pace, per l’ambiente, per la cultura, per
un mondo più equo;
- ·
attenzione all’apertura di spazi decisionali per
i cittadini e per i cittadini giovani in modo che possano sperimentare ruoli
politici;
- ·
attenzione alla creazione di spazi nei quali i
ruoli possano essere tentati, esercitati, sperimentati;
- attenzione a tutti quegli spazi e luoghi nei
quali sia possibile esercitare relazioni e comunicazione reciproca, incontrare
altri;
- ·
attenzione alla produzione di autonomia e
capacità di scelta;
