martedì 17 marzo 2015

I SOGGETTI DESTINATARI DEL LAVORO EDUCATIVO

Il lavoro educativo ha senso perchè esistono diversi destinatari cui è rivolto, non è pensabile senza di loro. Nel lavoro educativo i destinatari sono mutevoli perchè vi possono essere modi nuovi di osservare persone e condizioni di vita,per l'affacciarsi di nuovi soggetti sullo scenario sociale, per vedersi affidare all'educazione ciò che prima era consegnato solo ad altri campi di attenzione disciplinare e operativa.

Si possono quindi distinguere tredici soggetti destinatari del lavoro educativo:

  1. i bambini;
  2. i bambini,i ragazzi e i genitori in difficoltà;
  3. gli adolescenti e i giovani;
  4. gli adulti;
  5. gli anziani;
  6. le persone senza dimora;
  7. la prostituzione;
  8. la salute mentale;
  9. il carcere;
  10. le dipendenze;
  11. le disabilità;
  12. i malati;
  13. gli stranieri.









FONTI
Kanizsa S, Tramma S. (a cura di), Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo.. Roma.: Carocci, 2011

venerdì 13 marzo 2015

CONCETTO DI COMUNITA' EDUCATIVA

Nel ventennio 1984-2004 i paesi dell’Unione Europea sono stati profondamente interessati da riforme dei sistemi di istruzione, in particolare si assiste ad una direttrice comune: la differente ripartizione delle responsabilità decisionali dal livello centrale al livello locale, regionale e di singolo istituto.


Il movimento può dunque essere sintetizzato come un progressivo decentramento o delega dei poteri alla società con l’obiettivo dell’aumento della partecipazione della “comunità educativa” al processo decisionale. Le motivazioni a favore di una tale re-impostazione dell’amministrazione scolastica sono ben noti:
  • ·         maggiore efficacia: le istituzioni locali hanno migliore conoscenza della situazione e sono in grado di mettere in campo con maggiore velocità soluzioni e dunque possono meglio definire i bisogni e gestire le risorse;
  • maggiore partecipazione: i servizi divengono più accessibili agli utenti e quindi i cittadini partecipano maggiormente;
  • ·         maggiore adattamento del modello organizzativo: le istituzioni locali conoscono le particolarità regionali e locali e sono dunque in grado di adattare i modelli.

Il livello locale si configura dunque come una “comunità educativa” chiamata ad assumersi una responsabilità in ordine ai bisogni educativi dei propri giovani.
Non è un caso che la denominazione di “comunità educativa” sia utilizzata anche per quelle “strutture socio-assistenziali residenziali destinate a preadolescenti ed adolescenti ai quali la famiglia non sia in grado di assicurare temporaneamente le proprie cure, o per i quali non sia possibile la permanenza nel nucleo familiare originario”. Proprio da questa accezione possiamo individuare una delle caratteristiche fondanti dell’essere una comunità educativa quella cioè di prendere in carico i soggetti giovani che della comunità fanno parte per consentire il loro sviluppo e la costruzione di un percorso personale.
Si tratta, in poche parole, di investire l’intera comunità locale di responsabilità nei confronti degli obiettivi educativi che ci si assume per i propri giovani, dei bisogni educativi che essi esprimono, della cura che richiedono, del consentire e, in qualche modo, proteggere un percorso di crescita e sviluppo.

Nel 1975 Bertolini già sottolineava l’importanza di costruire e perseguire una “democrazia educativa”, nella quale l’impegno per la formazione dell’uomo e della donna avessero come mira la possibilità assegnata di conoscere se stessi, di de-condizionarsi, di esercitare opzioni.
Il compito di una comunità locale si configura come non semplice: ovvero quello di restituire un orizzonte, di evadere dall’unicità dell’hic et nunc per rendere possibili orizzonti, orizzonti progettuali, orizzonti di sviluppo, orizzonti anche metaforici. Non si può pensare infatti ad un percorso educativo che dimentichi la dimensione della dilatazione, dello spostamento in avanti e della progettualità. La comunità educativa locale deve farsi adulta per consentire la sperimentazione dell’adultità ai propri giovani.


Una comunità educativa locale che assume pienamente l’aggettivazione che le viene assegnata opera dunque con una serie di attenzioni a tutti i livelli politici e decisionali locali  per le quali è possibile richiamare una serie di piccole proposte facilmente traducibili in prassi operative e in programmazioni politico decisionali serie e concrete:
  • ·         attenzione alle proposte culturali che offre: non si può delegare soltanto alla scuola, che è un luogo anche eccessivamente identificato, la produzione e riproduzione delle conoscenze, il livello locale deve mantenere un’offerta culturale variegata, accessibile, di differenti tipologie ed interculturalmente centrata;
  • ·         sensibilità ed attenzione alla formazione dei giovani uomini e giovani donne come cittadini, come titolari di diritti, doveri e di responsabilità: esempi, percorsi educativi, possibilità di accesso, possibilità di discutere e confrontarsi sui significati che l’essere cittadino assume;
  • ·         sensibilità ed attenzione all’esempio che i comportamenti dei leader politici, culturali, economici di un territorio, costituiscono per i giovani;
  • ·         attenzione alle proposte “private” sociali quali il volontariato, i movimenti per la pace, per l’ambiente, per la cultura, per un mondo più equo;
  • ·         attenzione all’apertura di spazi decisionali per i cittadini e per i cittadini giovani in modo che possano sperimentare ruoli politici;
  • ·         attenzione alla creazione di spazi nei quali i ruoli possano essere tentati, esercitati, sperimentati;
  •  attenzione a tutti quegli spazi e luoghi nei quali sia possibile esercitare relazioni e comunicazione reciproca, incontrare altri;
  • ·         attenzione alla produzione di autonomia e capacità di scelta;



lunedì 9 marzo 2015

L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE

La comunicazione educativa rientra nell’ambito della comunicazione interpersonale e di gruppo. Ha al centro il rapporto e la relazione educativa, con le sue particolarità rispetto ad altri tipi di rapporto o di relazione. La comunicazione educativa è quella che ha come scopo - al di là della trasmissione del messaggio, che viene ad assumere in questo caso una funzione puramente strumentale - la crescita di una persona. Comunicazione educativa influisce sulla crescita umana del destinatario, costruisce o distrugge la ricchezza spirituale della persona. Da una simile forma di comunicazione è essenzialmente costituita ogni autentica educazione. Educare è anzitutto comunicare, esprimendo nella comunicazione un messaggio che attinge alle interiori e più profonde esperienze di vita dell’educatore stesso. La crescita umana del soggetto dell’educazione è anzitutto un processo di cui egli stesso è il protagonista. La comunicazione educativa non gestisce in proprio questo processo, gli si affianca soltanto, con un compito importante ma decisamente ausiliario. La prima legge del dialogo è il carattere essenzialmente dialogale della comunicazione educativa. L’educazione ubbidisce ai criteri etici di un autentico dialogo interpersonale. L’educatore non plasma dal di fuori la personalità dell’educando, ma dialoga con lui per aiutarlo nel difficile compito di plasmare dal di dentro questa sua personalità. La prima legge del dialogo è l’accettazione incondizionata della diversità dell’altro. E questo naturalmente presuppone una sua adeguata conoscenza attraverso un’attenzione, piena di simpatia, al feedback con cui l’educando reagisce alla comunicazione educativa. L’educatore più efficace è quello disponibile a imparare e a lasciarsi a sua volta educare. Una seconda legge del dialogo è quella che potremmo chiamare la “discrepanza ottimale”. L’educatore parla all’educando con un linguaggio e con categorie di pensiero che non si identificano del tutto con quelle dell’educando stesso. D’altra parte egli non può comunicare con un codice linguistico e con categorie di pensiero troppo superiori a quelle che egli già possiede. Un’importante qualità morale della comunicazione educativa è l’autenticità. L’educatore deve comunicare se stesso per quello che veramente è.
 L’educazione non coinvolge solo degli individui: la realizzazione di una efficace comunicazione educativa richiede l’edificazione di una comunità educativa, in cui i rapporti affettivi e la qualità della vita siano coerenti con i messaggi costruttivi inviati agli educandi, così da creare per questi stessi messaggi una adeguata risonanza e rendere possibile una efficace e costruttiva identificazione dell’educando stesso con gli educatori e con i valori di cui la comunità educativa si fa portatrice. Nessuna comunità educativa si può peraltro considerare ermeticamente chiusa in se stessa e totalmente autosufficiente.

 








FONTI
Boffo V., Relazioni educative: tra comunicazione e cura.. Milano: Apogeo, 2011.

giovedì 5 marzo 2015

L'EDUCATORE IN COMUNITA' E LA RELAZIONE EDUCATIVA

L'educatore di comunità è un operatore che promuove e tutela, attraverso specifici progetti educativi, i processi di attivazione del potenziale espressivo, relazionale, ludico e culturale, sia dell'individuo che del gruppo, finalizzando le proprie attività all’inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà. Questa figura lavora sulle persone a rischio, sugli emarginati sociali, sui portatori di handicap, minori abbandonati, tossicodipendenti, detenuti, extracomunitari, persone anziane.



L'educatore è punto di riferimento per il giovane ed è oggetto di amore e odio. Il giovane sente che l'educatore è presente li per risolvere i sui bisogni , per sostenerlo nelle difficoltà, per educarlo cioè per "tirare fuori" il meglio. Il giovane sente che l'educatore è li perchè crede in lui e per ascoltarlo. Il ragazzo sente la vicinanza dell'educatore, prova emozioni piacevoli nei suoi confronti e si lega a lui. Dall'altraparle il ragazzo odia l'educatore, non si fida di quell'adulto che fa finta di volere il suo bene e che si comperterà come gli altri adulti del suo passato. Non si fida di quell'adulto che a fine turno va via e lo molla a qualcun altro.Il giovane si arrabbia con l'adulto perche vuole imporgli delle regole e uno stile di vita.
Una relazione così fatta induce a ripensare la relazione educativa come spazio in cui i due soggetti sono uomini che si mettono in gioco con i loro sentimenti, emozioni, modelli e informazioni e inducono cambiamenti nelle loro identità. 


FONTI
http://www.futuraformazione.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=125